I
dati statistici rilevati dalle associazioni di categoria
nel settore, confermano queste nostre affermazioni:
-
il 78% dei titolari di salone ha (oppure ha avuto in
passato) delle difficoltà nel reperire manodopera
- l’80%
dei rapporti di lavoro non supera i 5 anni (quindi alto
turn-over della manodopera, alta mobilità dei
collaboratori)
-
l’80% dei rapporti in essere si chiude per volontà
del collaboratore (solitamente non si ritiene soddisfatto
né sul piano remunerativo, né sul piano
della soddisfazione personale)
- il
20% dei rapporti cessa per effetto di un licenziamento,
legato prevalentemente ad una bassa produttività
del collaboratore.
Considerando
queste cifre, a ragione quello del personale è considerato
il tema cardine nella gestione di un salone di acconciatura.
Questo
nostro intervento vuole dare alcune indicazioni riguardo
il percorso del collaboratore in salone: ricerca, selezione,
assunzione, inserimento, motivazione, incentivazione, valutazione,
controllo e verifica.
FASE 1 – LA RICERCA
Oggettivamente
è vero, oggi è molto difficile trovare personale.
Ma se osserviamo criticamente la situazione, non esiste
impresa in ogni settore merceologico che non abbia oggi
questa difficoltà. Pertanto la prima cosa che un
titolare di salone deve imparare nella conduzione della
risorsa uomo, è il concetto di programmazione per
obiettivi, quindi individuare attraverso un processo decisionale,
il fabbisogno di personale che occorre per il raggiungimento
degli obiettivi.
Dobbiamo
chiederci:
•
di che tipo di collaboratore ho bisogno al momento ?
• che ruolo e che mansioni deve svolgere ?
• cosa deve saper fare ?
• che età deve avere ?
• perché mi occorre un nuovo collaboratore
?
• quali sono i motivi per i quali il mio salone
ha carenze di personale ?
• è possibile ridistribuire il lavoro in
modo da poterlo svolgere con le attuali persone ?
• il mio gruppo sta lavorando al massimo ?
• come gestirò il nuovo collaboratore ?
• perché se ne è andato l’ultimo
collaboratore ?
• la nuova assunzione è davvero necessaria
?
• che percorso formativo dovrà fare ?
• in quanto tempo dovrà darmi dei risultati
?
• che investimento ( sia economico che formativo
) sono disposto a fare ?
Una
volta trovate le risposte a queste domande passeremo alla
ricerca concreta, quindi alle inserzioni, annunci, anch’essi
adeguatamente programmati (quindi rientranti in una previsione
di spesa da fare all’inizio dell’anno, in sede
di budget).
FASE 2 – LA SELEZIONE
Questo
step non consiste semplicemente nel domandare al candidato:
“ dove hai lavorato “ oppure “ cosa sai
fare “ (come purtroppo spesso avviene), bensì
rappresenta un momento delicato in quanto si deve:
1.
Valutare che i requisiti richiesti corrispondano a quelli
in possesso del candidato.
2.
Valutare il livello delle capacità professionali
del candidato.
3.
Valutare le sue caratteristiche attitudinali e comportamentali.
Durante
il colloquio di selezione è abitudine di molti titolari
“ raccontarsi “ - imporre la propria autorità
- fare l’elenco di quello di cui hanno bisogno. Spesso
non affrontano gli aspetti economici e le condizioni d’assunzione
preoccupandosi solo di assicurarsi che il candidato possa
essere assunto ( quando va bene ) come apprendista per spendere
meno possibile !! Niente di più sbagliato !!
Durante
un colloquio occorre fare attenzione ai modi ed alle forme
del linguaggio, ad una corretta comunicazione al fine di
essere chiari ed esaustivi e, aspetto fondamentale, impostare
un dialogo aperto con domande, già preparate, in
maniera che sia il candidato ad esprimersi e l’intervistatore
attento ad ascoltare, non il contrario.
E
la retribuzione ?? La chiarezza innanzitutto. Quando si
assume un collaboratore occorre fornire alcune certezze:
l’immediata assunzione, il compenso secondo quanto
pattuito. Una brutta abitudine è quella di trovare
accordi di lavoro che facciano risparmiare il più
possibile.
Di
sicuro la retribuzione è legata al tipo di rapporto
che vogliamo “mettere in piedi”.
1)
Per ciò che riguarda le assunzioni “canoniche”
il livello retributivo è previsto dal Contratto
Collettivo di Lavoro.
2)
Riguardo alle assunzioni di personale esperto (che quindi
farà richieste retributive superiori a quanto previsto
dal contratto nazionale), il titolare deve essere in grado
di definire un obiettivo minimo in termini di produttività,
atto a giustificare l’investimento che il salone
deve fare.
3)
Riguardo le assunzioni che prevedono una retribuzione
in % sul fatturato, nasce l’esigenza da parte del
titolare di effettuare una attenta analisi di redditività
e di costruire uno schema che definisca chiaramente il
meccanismo di calcolo delle percentuali.
FASE 3 - DECISIONE, ASSUNZIONE, INSERIMENTO
Con
l’assunzione si apre una fase delicata: l’inserimento
del nuovo collaboratore nel suo nuovo ambiente di lavoro.
Quando
un collaboratore entra in una nuova struttura vive un periodo
di ansia, di timori, si sente osservato, messo alla prova.
E’ quindi buona abitudine realizzare una breve riunione
per presentare il nuovo collaboratore ed illustrare quali
saranno i suoi compiti e le sue mansioni.
A
questo punto siamo a metà dell’opera in quanto
il nostro collaboratore dovrà seguire un primo percorso
formativo durante il suo periodo di prova, il quale ci consentirà
di:
-
Valutare attentamente le sue attuali conoscenze tecniche
ed artistiche.
- Adeguare le sue conoscenze e competenze professionali
a quelle del salone.
-
Informarlo di quali saranno i suoi compiti e mansioni
all’interno della struttura.
- Informarlo delle regole comportamentali e di lavoro
vigenti all’interno del salone.
- Valutare la sua conoscenza prodotti.
Molti
titolari sono convinti che la formazione possa essere svolta
dall’azienda fornitrice di prodotti, che non abbia
bisogno di programmazione né di progettualità
intenzionale e finalizzata. In questo senso, l’errore
più comune che viene commesso, quando inseriamo un
nuovo collaboratore nel nostro salone, è quello di
pensare che gli basti osservare per apprendere, oppure che
sia sufficiente ascoltare alcune indicazioni trasferite
durante l’orario di lavoro per eseguire correttamente
un servizio.
Certamente
una corretta ricerca e selezione del personale è
indispensabile, ma la formazione, lo sviluppo della carriera,
la mobilità interna, sono le leve che in forma integrata
e complementare stanno alla base del cambiamento.
FASE 4 – MOTIVAZIONE E INCENTIVAZIONE
Il
fattore critico per aumentare la produttività e l’impegno
sul lavoro del collaboratore è la motivazione. Creare
un ambiente motivante produce sui collaboratori una volontà
di lavorare meglio e bene; si sviluppa il desiderio di apprendere
e di contribuire in misura maggiore allo sviluppo del negozio.
La
capacità di stimolare i propri collaboratori ad esprimere
tutto il loro potenziale è, da sempre, la migliore
qualità del titolare per aumentare i profitti del
salone e per creare un ambiente di lavoro al quale le persone
desiderano appartenere.
In
molti fanno coincidere il termine motivazione con quello
di incentivazione monetaria: erroneamente si pensa che inserendo
dei metodi di gratificazione, spesso di carattere economico,
sia sufficiente per rendere i collaboratori più attivi
e dinamici. Ovviamente il riconoscimento economico è
un ottimo strumento per creare interesse, impegno, dedizione.
Ma commettiamo un errore, quando crediamo che sia l’unico
e quello più vantaggioso per il salone e per il collaboratore.
Prima
quindi di inserire in salone un sistema di gratificazione
economica occorre tenere presente questi elementi:
-
Essere certi che i propri collaboratori desiderino ”
appartenere “ all’ambiente in cui lavorano.
-
Capire se i collaboratori hanno le capacità professionali
per raggiungere gli obiettivi prefissati (Creare un premio
accattivante ma accorgersi che non si possiedono i mezzi
per poterlo ricevere, crea demotivazione e aumenta la
sfiducia in se stessi. Un esempio: premio sulla rivendita.
In tutti i saloni vi sono collaboratori che hanno una
maggior capacità di esposizione ed altri meno,
oppure sono più estroversi di altri, o ancora lavorano
da più anni nel salone quindi hanno un maggior
ascolto da parte del cliente. Avviene che a ricevere i
premi sono sempre gli stessi. Sicuramente perché
sono i più bravi, ma non per questo dobbiamo rischiare
di abbassare l’autostima e le fiducia in se stessi
negli altri collaboratori. Quindi occorrerà differenziare
i riconoscimenti in relazione ed in rapporto alle capacità
dei singoli).
- Il
titolare deve essere in grado di misurare, controllare
e verificare i risultati e le performance dei propri collaboratori
(Nei saloni dove vengono applicati riconoscimenti spesso
mancano dei sistemi di rilevamento delle informazioni,
di controllo delle performance e della certezza che l’obiettivo
sia stato raggiunto. Un premio produzione deve essere
sempre dato in relazione a qualcosa di oggettivo e tangibile.
Quante volte accettiamo la richiesta di un aumento di
stipendio senza sapere se è proporzionato alla
affettiva capacità produttiva e professionale.
Rischiando inoltre di offrire troppo o troppo poco.
- Il
titolare deve conoscere esattamente il “ valore
“ del premio da mettere a disposizione per i collaboratori.
- Gli
obiettivi e risultati ed i premi si negoziano. Si deve
essere in grado di premiare non solo gli obiettivi quantitativi
ma anche e particolarmente quelli qualitativi ( più
difficile da misurare ). E’ difficile dare dei riconoscimenti
in relazione a performance qualitative, che sono difficilmente
controllabili.
- I
collaboratori devono sapere che il raggiungimento di un
risultato non deve esser solo in relazione ad un mero
vantaggio economico ma anche al desiderio di dimostrare
a se stesso ed al titolare il proprio valore personale.
FASE 5 - CONTROLLO, VERIFICA e VALUTAZIONE
La
fase di verifica e controllo dell’attività
del collaboratore all’interno del salone è
legata alla necessità di valutare il grado di equilibrio
nel rapporto tra la produttività del collaboratore
e il costo per il salone. Lo strumento più semplice
è la scheda di controllo del lavoro. Un semplice
documento interno, nel quale si annotano gli errori commessi
dal collaboratore durante la sua attività lavorativa.
Un
ultimo consiglio in merito. Il controllo non deve avere
finalità ispettiva. Troppo spesso il titolare si
limita a controllare gli errori commessi, e quasi mai a
gratificare i risultati raggiunti. Il controllo non deve
essere solo ed esclusivamente orientato su ciò che
il collaboratore “ha fatto“, ma molto su quello
che è stato capace di “ saper fare “.
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