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NOTA ECONOMICA CONGIUNTURA
- SECONDO SEMESTRE 2004 -

Una scarsa tenuta sui fatturati di vendita, grazie più alla ripresa delle esportazioni che non per il mercato interno, condizionato ancora da situazioni macroeconomiche.
Questa la sintesi delle indicazioni emerse dall’indagine congiunturale previsionale sul 2° semestre 2004, elaborata dal centro Studi e Cultura di Impresa di Unipro. Più che in passato è utile sottolineare quanto gli elementi di instabilità economica condizionano il lato dell’offerta: il ritardo del sistema Paese, penalizzato anche dallo shock petrolifero che nel 2004 registra il suo culmine, pesa ancora fortemente sui consumatori.

La propensione all’acquisto in Italia ha ormai toccato i livelli più bassi degli ultimi 20 anni e mai come in questo momento le famiglie sono disorientate per la mancanza di opportunità di risparmio da un lato e, peggio ancora, per un incontrollabile indebolimento del potere d’acquisto, che oggi non può più essere solo addebitato al passaggio dalla lira all’euro.

Riprendendo alcune considerazioni ormai assodate, va ricordato che, per quanto riguarda l’industria cosmetica italiana, esistono fattori interni alla struttura del comparto che rappresentano ulteriori punti di debolezza, e che diventano particolarmente evidenti in momenti di crisi dei consumi come quello attuale: in particolare la dimensione aziendale di molte imprese sembra non essere più sufficiente, così come pesa la inadeguatezza da parte di alcune componenti della filiera ad assorbire quelle difficoltà che inevitabilmente si acuiscono in questi momenti, in particolare è sempre più pesante il ricorso al credito, così come si dilatano in misura esponenziale i termini di pagamento.

Nonostante uno scenario tutt’altro che incoraggiante la rilevazione legata all’indagine Congiunturale, indica per la fine del 2° semestre 2004 una tenuta del fatturato globale, in aumento dell’1,1% rispetto al 2003. Un dato sicuramente non soddisfacente ma pur sempre in controtendenza rispetto agli altri comparti del sistema made in Italy.

A comporre questo risultato contribuiscono in misura più che significativa le esportazioni, che dovrebbero segnare a fine esercizio un incremento di quasi cinque punti percentuali. Sembra superato il momento di flessione della domanda estera che per tutto il 2003 aveva dato segni di flessione, legati in particolar modo all’apprezzamento dell’euro rispetto alla valuta statunitense.

Segnali più negativi vengono dal mercato interno, dove mai come in questo caso si assiste a situazioni disomogenee anche all’interno dei singoli canali, e dove si segnala la debole tenuta dei canali tradizionali, più 1,2% è la crescita prevista alla fine del 2004, mentre prosegue il trend negativo dei canali professionali, - 1,3%.

L’analisi per singoli trimestri chiarisce come la tenuta, che si spiegherà alla fine dell’anno, è favorita dalla costante ripresa della componente estera della domanda mentre le vendite nazionali soffrono della delicata situazione interna.

Con riferimento ai singoli canali, le previsioni di chiusura dell’esercizio 2004 confermano alcuni trend già evidenziati in passato. Le vendite nei saloni di acconciatura registrano infatti un pesante rallentamento del ritmo di crescita anche se a penalizzare la netta contrazione dei canali professionali sono le vendite nei saloni di estetica con una flessione prossima al 2%. Tengono ancora bene i canali più nuovi e specifici come la farmacia, + 4,8% e l’erboristeria, + 5,9%, a conferma di soluzioni di nicchia ancora competitive. A sostenere le vendite contribuisce ancora la grande distribuzione organizzata, + 3,5% anche se vengono indicati i primi segnali di rallentamento.

Prosegue la crisi del canale profumeria che perderà, in valore più dell’1% rispetto ad un 2003 tutt’altro che entusiasmante. Sembra quindi proseguire quel trend di andamento al rallentatore che ha caratterizzato gli ultimi trimestri e che vede cadere pesantemente il dato a volume delle vendite. Gli unici segnali positivi vengono dall’export: occorrerà tuttavia capire se si tratta di andamenti di "rimbalzo" rispetto ad un anno, il 2003, nel corso del quale si è registrato il primo segno negativo dopo oltre un decennio, o se è in atto un vero e proprio recupero di quote da parte delle imprese nazionali.

Com’è tradizione, la seconda parte dell’indagine congiunturale consente di comprendere l’evoluzione strutturale del comparto, descrivendo le dinamiche relative ad alcuni parametri: occorre sottolineare che, dato il momento particolarmente complesso, i valori rilevati non si discostano molto dalle indicazioni emerse nel semestre precedente.

OCCUPAZIONE
La percentuale delle risposte è ancora significativamente positiva, più di tre quarti confermano un livello occupazionale costante, mentre solo il 15,4% delle risposte prevede un incremento della forza-lavoro, registrando il dato più baso degli ultimi 10 trimestri. La situazione, rispetto agli andamenti occupazionali dell’intero settore manifatturiero italiano è sicuramente positiva anche se mai come in questo momento si notano consistenti rallentamenti. Non ultimo, è in corso in questi anni un sostenuto processo di informatizzazione delle aziende produttrici con inevitabili incrementi di personale specializzato.

INVESTIMENTI IN MACCHINARI E ATTREZZATURE
Considerando che mediamente gli investimenti del settore sono superiori al tre per cento del fatturato con incrementi significativi negli ultimi esercizi, comincia a preoccupare il dato percentuale della previsione di aumento degli investimenti in macchinari e impianti, cioè l’ampliamento di capacità produttiva: si riduce infatti la percentuale delle previsioni di aumento, pari al 28,7%, contro il 32% della precedente rilevazione, mentre cresce la percentuale, 10,3%, di coloro che prevedono una diminuzione. A condizionare le risposte hanno contribuito sicuramente gli andamenti decrescenti della domanda interna, ma soprattutto l’assenza di stimoli che solo una rivisitazione delle politiche di governo in materia finanziaria potrebbe ridare.

INVESTIMENTI IN MANUTENZIONE
Del tutto coerente rispetto alla precedente tipologia di investimenti è il risultato relativo alla previsione di ottimizzazione della capacità produttiva esistente, che registra quasi l’82,7% delle risposte legate ad un andamento costante, mentre solo il 13,4% prevede una crescita di questi investimenti.

INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO
E’ ormai chiaro che senza un’adeguata qualificazione del processo produttivo le imprese di settore non avrebbero potuto conquistare le attuali posizioni di mercato: non stupisce quindi, soprattutto in un momento di flessione della domanda, il dato sulla previsione di aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo, quasi il 40% delle risposte, a testimonianza di un’attenzione alla qualità di prodotto e, ovviamente, di servizio, che le aziende cosmetiche esprimono da ormai diversi anni.

INVESTIMENTI IN COMUNICAZIONE
Per supportare efficacemente la propria produzione, anche in un momento di negativa congiuntura dei consumi, è necessaria una particolare attenzione alla comunicazione, una tipologia di investimento ritenuta secondaria fino a poco tempo fa. Oggi l’attenzione ad ogni elemento comprendente il marketing mix è perfettamente estesa ai vari aspetti di promozione pre e post vendita: per queste ragioni viene espresso una percentuale di aumento di questo tipo di investimento del 30,3% contro il 10,8% delle risposte legate alla voce "diminuzione".

GRADO UTILIZZO DEGLI IMPIANTI
Il settore cosmetico da diverso tempo registra una elevata percentuale di utilizzo degli impianti, stimata attorno al 90% della capacità massima. Le previsioni di aumento dell’utilizzo, confermate dal 19% del panel, a confronto del 23,5% del trimestre precedente, attestano uno stato di preoccupante andamento congiunturale anche se alcuni commenti evidenziano il rischio di saturazione e quindi di difficoltà di adeguamento all’eventuale aumento della domanda. Il rischio, come si è visto analizzando gli investimenti in macchinari e impianti, sembra circoscritto, data la significativa propensione all’allargamento della capacità produttiva che il settore ha mostrato specie in esercizi precedenti.

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